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Voce da combattimento

Sento che hai messo
la tua voce da combattimento
per dirmi parole che conosco già
chissà perché dovrei star qui
ad ascoltarti

Esco che piove
guardo la gente e poi tutti gli ombrelli che muove
tutte le facce che fa in questa umidità
che annega stasera
la sera

Piove il temporale
piove pioggia e non parole
fra noi
piove e non fa male
è solo pioggia e non parole
fra noi


Gianmaria Testa


 Vinicio Capossela

Morna

Nel cielo di cenere affonda
il giorno dentro l'onda
sull'orlo della sera
temo sparirmi anch'io nell'ombra
la notte che viene è un'orchestra
di lucciole e ginestra
tra echi di brindisi e fuochi
vedovo di te
sempre solo sempre a parte abbandonato
quanto più mi allontano lei ritorna
nella pena di una morna

e sull'amore che sento soffia caldo un lamento
e viene dal buio e dal mar
e quant'è grande la notte e il pensiero tuo dentro
nascosto nel buio e nel mar
grido non più
immaginare ancor
tanto qui c'è soltanto vento
e parole di allora

il vento della sera sarà
che bagna e poi s'asciuga
e labbra che ricordano e voce
e carne che si scuote sarà
sarà l'assenza che m'innamora
come m'innamorò
tristezza che non viene da sola
e non viene da ora
ma si nutre e si copre dei giorni
passati in malaora
quando è sprecata la vita
una volta
è sprecata in ogni dove

e sull'amore che sento soffia caldo un lamento
e viene dal buio e dal mar
e quant'è grande la notte e il pensiero tuo dentro
nascosto nel buio e nel mar
grido non più
immaginare ancor
quel che tanto è soltanto
vento e rimpianto di allora

il vento della sera sarà
che bagna e poi s'asciuga
e ancora musica e sorriso sarà
e cuore che non tace
la schiuma dei miei giorni sarà
che si gonfia e poi si spuma
sarà l'anima che torna
nella festa di una morna


Vinicio Capossela






Il Padrino - Locandina

Seminario 1998: La battaglia di Algeri, analisi formale











 






































































































































































































































































































































































































































































































































 


 

Diario |
 
Diario
68801visite.

27 luglio 2011

...

... a volte ritornano. Forse.




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1 marzo 2008

Sulla pazzia.

Cosa fare se in casa si convive con una persona fuori di testa, che vede marcio ovunque, parla alle spalle, inventa torti, porta discussioni, mette tensioni, si crede malata, e si convince che il mio ragazzo ha un debole per lei?




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22 febbraio 2008

noiose parole.

che i cambiamenti non si accettano subito l'avevo sentito dire più volte, e l'ho anche provato sulla mia pelle. in questi ventisei anni ho modificato tante di quelle cose che ho perso il conto. però, questo trasferimento, questa nuova casa, questi nuovi libri su cui studiare, queste nuove facce, queste nuove strade, non riesco ad accettarle. mi sento triste, apatica, delusa. come se non avessi ponderato bene le mie scelte, come se avessi sbagliato. e se cerco di guardare le cose da un altro punto di vista, continuo a vedere nero. non so come sarebbe stato se avessi preso un'altra strada, probabilmente peggio. sarà che ci vuole tempo, ma io questo tempo lo cerco e lo aspetto da troppo, e ormai dubito che qualcosa si muova. da un mese e mezzo sono qui, e da un mese e mezzo vedo solo peggiorare il mio stato d'animo. la mattina mi sveglio con il pensiero di affrontare un'altra noiosa giornata ripetitiva e senza stimoli, e non riesco a far niente. ho una stanchezza addosso che mi trascino, e che non riesco a scaraventare altrove. forse dovrei scappare da questa città. e non ho nemmeno la voglia di scrivere bene e di rileggermi.




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12 febbraio 2008

e ora sono qui...




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8 settembre 2007

Io di ospedali non voglio più sentir parlare.

 Non sapevo come fosse una sala operatoria.
La immaginavo come quella dei film, in cui il medico mette i guanti e urla "Bisturi", e le infermiere in camice e mascherina si affrettano a cercare l'arnese.
Così l'ho sognata per un mese intero.
Un mese di incubi, di ansia, di lacrime nervose, di organizzazioni andate in fumo.
E le analisi al sangue. Signora, mi fa male, perchè? Sarà che non si trova la vena. E fa capolino un grande ematoma viola e blu e rosso.
L'elettrocardiogramma veloce, con la tachicardia a farmi sempre da compagna, nel bene e nel male.
L'anestesista di poche parole. Tutto bene, poi vediamo il da farsi. Certo, poi vediamo. Tanto io sono solo un numero, e chi se ne frega se voglio delle risposte.
La segretaria "faccio finta di sapere, ma che ne so io", che mi ha resa isterica. No, quel giorno no. E lei per quel giorno chiamava. No, ma io sapevo questo. E per lei era l'esatto contrario. E il suo "Dormirai" mi ha tenuta appesa a un filo, facendomi credere che sarei stata sedata, quando tutti mi parlavano di anestesia locale.
Poi, mercoledì.
Cinque ore e più d'attesa per sentirmi dire che chi doveva operarmi era stato chiamato d'urgenza e non poteva farci niente. Torna domani, tieniti addosso la tensione, le lacrime nervose, la camicia da notte e le pantofole, quegli occhi spenti e spaventati. Torna domani tra le donne felici col pancione, torna dove la tua tristezza è fuori luogo, non hai un bimbo da mettere al mondo, ma una ghiandola rompicoglioni da tagliare.
E domani. Giovedì.
Si aspetta. E si aspetta in sala operatoria, gambe che dondolano sul lettino, cuffia verde, puzza di disinfettante. Si aspetta mentre la strumentista prepara gli strumenti e dice guarda questo è divaricatore (dovevo entusiasmarmi?). Si aspetta con l'infermiera che è diventata il mio angelo, che mi ha tenuto la mano durante l'anestesia locale terrificante da strapparsi i capelli e fuggire, a cui ho detto stai con me ti prego non lasciarmi sola, che mi sorrideva bisbigliando stai serena è quasi finito.
Lo strappo si sente. E anche i punti.
Però poi mi alzo, no non la voglio la barella senza cuscino, mi ci sdraio solo un po' ma in stanza devo arrivarci sulle mie gambe.
Mi ci sdraio solo un po'... un minuto. Poi è il turno dell'altra. E devo andare via.
Così cammino. Male, dolorante, sanguinante.
Non c'è più posto per me.
Il mio numero è stato scavalcato dal successivo.
Saluto la ragazza con l'enorme pancione conosciuta in stanza.
Saluto il mio angelo, prima con un ciao, poi con abbraccio e un bacio, per far sciogliere la sua finta durezza in due occhi lucidi.
Mi vesto, esco, e non mi guardo indietro.




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2 giugno 2007

Blaterando.

Basterebbe poco.
Davvero poco.





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1 giugno 2007

Dicesi sfigata...

... la sottoscritta.
Esame imminente: il penultimo.
Stress da capogiro.
A completare il tutto: un dente del giudizio, che ha deciso di rompere le palle proprio in questi giorni, con relativo dolore/bruciore/scarso movimento mascellare/scarsa assunzione di cibi solidi.
E stamattina, mentre studiavo - tanto per rincarare la dose - inizia un prurito indicibile sull'occhio.
Mi alzo, mi metto davanti allo specchio, e noto una palpebra ingigantita e rossa. Che sarà? Mah, il dottore dice allergia. A cosa non si sa.
Per me, la motivazione più plausibile è che mi abbia punta un insettino di quelli bastardissimi che vanno sempre nei luoghi meno indicati.
Perchè un'allergia che arriva nel giro di cinque secondi, mi pare improbabile...




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27 maggio 2007

E ogni tanto passo da qui.

Cammino nel tempo.
Dilato il presente, arrivando a toccare il mio futuro, e non c'è cosa più incerta.
Corro. Non quanto dovrei, ma il passo è veloce.
Mi dispero sui libri per via degli ultimissimi esami, penso alla tesi e a quel che dovrò fare dopo.
Roma? ...probabile. 
lui pure.
Ho qualche goccia di nervosismo che scappa dal mio corpo, si riversa su un rapporto che prende pieghe diverse.
Mi sono scoperta gelosa.
E un po' possessiva.
Anche egoista, lo vorrei sempre tutto per me.
Non mi riconosco, e nemmeno le mie amiche che mi osservano con perplessità e stupore.
Io giustifico il tutto con il periodo pesante che sto attraversando, e dico che presto ritornerà l'isterica di sempre.
Ma non è che ne sia così convinta...

   




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16 aprile 2007

Attenzione, attenzione.

Me la consigliereste una buona facoltà di lettere moderne, dove proseguire con la specialistica?
Inizio a non capir più nulla.
Studenti di tutta Italia, unitevi!




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7 aprile 2007

Velocemente.

I cambiamenti, prima, erano sinonimo di paura. Ora danno solo entusiasmo.
So quel che voglio. Non tutto, eh. Sarebbe noioso chiarire ogni dubbio.
Ma ho raggiunto certe risposte, ho capito cosa voglio fare di me stessa.
Cosa che fino a un mese fa era impensabile.

Marzo è stato pieno. Felice.
A volte vorrei che l'intensità durasse di più, che i giorni passassero più lentamente.
E invece no, questo tempo ha fretta di lasciare il testimone in mano a un nuovo tempo.




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9 marzo 2007

Rivoluzionando.

Giorni di studio matto e disperatissimo premiati da un buon risultato.
Posso ritenermi soddisfatta.
Dopo l'esame è iniziata una settimana intensa.
Molto intensa.

Sono felice...


... e innamorata del dormire insieme, del far colazione in riva al mare, del cantare in macchina, del cucinare sorseggiando vino, del guardare film sotto al piumone, dell'iniziare a capirsi con uno sguardo, della complicità e della confidenza.

è tutto bello. Perfino le liti che portano a far pace.

A proposito di pace... ho messo da parte un po' di orgoglio, e raggiunto la lupa all'aereoporto, prima della sua partenza.
La sorpresa è stata gradita.





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26 febbraio 2007

L'amicizia può far male. Tanto.

Ho una concezione strana dell'amicizia.
Cioè, se una persona alla quale tengo non si fa sentire o non si fa vedere o se ne sta per i fatti suoi, io mica mi incazzo.
Amicizia, per me, non significa presenza fisica sempre e comunque.
Ma, piuttosto, l'esserci tacitamente.
Non è una telefonata in più o un'uscita in più che accresce la stima.
Non è l'attaccamento che mi fa quantificare l'affetto.
Eppure, per alcuni, il mio ragionamento fa acqua da tutte le parti.
La lupa mi ha addirittura messa in discussione.
Perchè studiare, e poi studiare, e ancora studiare, e sacrificare due settimane per riuscire a preparare un esame, con uno stress da capogiri, con delle occhiaie che arrivano quasi alla bocca, e tanto altro, signica egoismo.
Eh sì.
Lei è tornata, e io sono stata assente, presa dalle mie cose.
Ma, sicuramente, queste distrazioni non mi stanno divertendo molto.

Penso che, a volte, si ferisca senza cognizione di causa.

Niente sensi di colpa, non ne riesco ad avere.




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25 febbraio 2007

Meglio che rido.

Ieri mattina: caffè.
Ieri a pranzo: filetto di platessa e due patate, non due patate intere ma due spicchi.
Stop.
Non ho toccato altro cibo durante il giorno.

Ieri mattina: una sigaretta.
Ieri pomeriggio: tre sigarette.
Ieri sera: numero indefinito di sigarette.

Ieri sera: quattro whischy (non me lo ricordo come si scrive, ma non ha importanza) e cola. In micro bicchieri, quindi molto concentrati.
Un bicchiere di fragolino.

Ah: terzo giorno di ciclo.

E millecinquecentesimo giorno di stress da esame.

Diciamo che mi sono impegnata a puntino per riuscire a stare male.
Non sono svenuta, ma ci sono andata vicino.
La mia testa era autonoma, e girava come non mai.
Credo di esser diventata color bianco latte.
Per alcuni istanti non ho visto nulla.

Sono un disastro.







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24 febbraio 2007

Dall'arte del litigio.

Esame non ancora fatto, ma manca poco al giorno X.
Nonostante il programma non finito, io sono bravissima e di più a perder tempo.
Facessi qualcosa di utile, almeno...

Una lite estenuante e stupida ha rovinato dei giorni già complicati.
Ma, si sa, i rapporti prevedono anche questo.
E ci si chiarisce, e si fa la pace, e si torna ad esser sorridenti.
Mi rende felice, inutile negarlo.

Io resto comunque un'attabrighe, eh.
Non ho giustificazioni.






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6 febbraio 2007

Ci provo a riemergere, ma casco di nuovo dentro.

Come sempre: pochi giorni all'esame-troppo studio da affrontare.
Detesto la mia non organizzazione.
Ma chiamiamola pure apatia.
O pigrizia.
O fancazzismo.
O mancanza di volontà.
Tanto sempre li arriviamo: sono nella m***a.




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4 febbraio 2007

Cosa vedo ora.

Cerco di immaginare com'ero prima.
Prima di svegliarmi con un pensiero.
Prima di sorridere per una parola che rimbomba in testa.
Prima di restare imbambolata ad osservare una parete.
Prima di leggere lo stesso messaggio dieci, quindici volte.
Io non so com'ero quando non c'eri.
Non me lo ricordo più.
Eppure è passato poco tempo.
L'unica cosa che vedo, ora, è il mio essere me stessa, senza artifici che non vorresti.
O il sentirmi amata nelle condizioni peggiori, quando mi trovi coi capelli raccolti chissà come, e con una tuta che sfoggia un gigantesco buco con cui giochi.
Vedo film che si accumulano sulla mia scrivania, ma che non riusciamo mai a guardare.
Vedo le risate, sincere, belle da sentire.
Vedo la mia tranquillità.
E mi sa che indietro non voglio più tornare.
 




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3 febbraio 2007

Nessuna parola che abbia un senso, ora.

Vorrei dir qualcosa su quello che è successo ieri a Catania, ma non ci riesco.
Non trovo parole per una violenza così misera, meschina e insensata.
Non c'è parola che racchiuda il disgusto che ho dentro.
Nè parola che spieghi la rabbia per una morte ingiusta.
Le bestie andrebbero messe dietro le sbarre.




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2 febbraio 2007

Coscienza #2

Cedo.
Mi cedo.
Sto meravigliosamente bene.




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23 gennaio 2007

Coscienza.

Ogni tanto si può sbagliare.
Cerco di allontanarlo, ma è testardo. Imperterrito.
Sa come prendermi, e mi fa abbassare le difese.
Non sono stufa.
Faccio finta di esserlo, perchè è paura la mia. Nient'altro.
Domani avrò qualche risposta in più, forse.




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20 gennaio 2007


Ci sono amicizie che si perdono per strada.
Alcune le ho volute tagliare io, dopo aver cancellato stima, fiducia, voglia di ricostruire.
Ma i torti consapevoli non riesco a perdonarli.
Altre se ne sono andate senza la mia volontà.
Togliendomi tanto, magari. Dopo ore perse a consolare, a dimostrare affetto, a soffrire per occhi senza luce.
Ma non sempre i caratteri trovano un punto d'intesa.
E non sempre ciò che fai è considerato buono.
Poi ci sono quelle che volano pian piano, si annebbiano, senza un perchè.

Fortuna che l'Amicizia, quella vera, resta.
E ne ho consapevolezza ogni giorno che passa.




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17 gennaio 2007

Sopportazione.

C'è qualcosa nell'aria che non mi piace.
Sento avvicinarsi la crisi.
La mia crisi, che arriva senza perchè e cerca domande senza risposte.
E non voglio riversarla ancora su chi non merita.

Ho una smisurata capacità di attirare le persone folli.
Ieri.
Anniversario dei genitori della gentile.
Dopo aver mangiato in mezzo a cento e più persone, che ballavano senza stancarsi, a ritmo di Sapore di sale o Vagabondo che son io vagabondo che non sono altro, siamo riuscite a fuggire e a proseguire la serata in un nuovo pub.
Davanti a un martini rosso più rum e granatina, vedo arrivare un uomo senza materia grigia, che si piazza davanti al nostro tavolo, invocando più volte il mio nome.
Non sono cattiva.
Ma detesto la gente indiscreta.
Provo a dirgli con le buone che no, non può sedersi con cinque ragazze, e no, non può offrirci da bere per poter stare con noi.
Nooo. Non può intromettersi nei nostri discorsi.
Sì, è occupata quella sedia, e anche quell'altra.
No, quella no, ma non può ugualmente trascinarla verso di noi.

Sfido chiunque a non scoppiare.
Cioè, sorseggi un alcolico neanche tanto buono, riunita con le amiche che raramente riesci ad aver tutte presenti. E un tizio, risaputo pazzo, ti si mette davanti alla faccia ponendo quesiti da lasciarti a bocca aperta.
Ho iniziato ad usare modi poco dolci.
Ma tanto non lo capisce che non è desiderato.
è stato quasi tutto il tempo davanti al nostro tavolo, in piedi, ad ascoltare le nostre parole, chiamandomi di tanto in tanto, ricevendo toni acidi.

Ho fumato.




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15 gennaio 2007

Cambiamenti.

Sono sempre più stupìta.
Con la testa fra le nuvole,
emozionata.

Ma chi è?




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11 gennaio 2007

Quanto basta?

Non voglio lamentarmi. Non è opportuno.
Però.
Io stavo bene. Cioè, tuttora sto bene: ma prima meglio.

Lui è grandegrandegrande.
I miei uomini sono sempre stati mingherlini.
Devo ancora farci l'abitudine.

Dicevo. Io stavo bene.

Improvvisamente, smetto di fumare.
Da un po' mi frullava l'idea di eliminare le sigarette.
Facile non è, e non ho l'umore di una donnina remissiva, và.

Con lui, fra alti - bassi - distanze, sembra andare.
Mi sa che è scritto nell'aria.
Perchè i miei uomini devono averlo respirato.

E, in poche settimane, divento la donna ideale per l'uomo lontano, per il codardo, per il Poeta.
E pure quell'intelligente dell'uomo NON perfetto deve aver carpito la cosa, considerando le sue mani morte sui capelli della sottoscritta, o gli occhi dolci.

Ah, il Poeta rivendicava, giusto l'altroieri, diritti di priorità.
E altro che non può esser detto in questa sede.

Stavo bene finchè non ho dovuto affrontare, a giorni alterni, questa mandria di svitati.
Si ripresentano insieme, sempre. Chè, se si conoscessero, non sarebbero così tempestivi nel mettersi d'accordo.

E, mentre tutto questo accade, neanche una sigaretta.
Neanche un briciolo di pazienza, si capisce.

E gli esami imminenti, lo studio, quello schifo di latino che non darò mai.

Un raffreddore apocalittico che mi snerva da tempo. Passa, ricompare. Passa, ricompare.

Ma non si trova con chi e cosa fumare, quando serve?

Dannati buoni propositi.

Altro che quanto basta. Sono isterica in toto, oggi ieri e pure domani, mi sa.








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4 gennaio 2007

Confessione allo specchio.

C'è.
C'è mare.
C'è segreto.
C'è silenzio.
E io, oddio, sono presa.
Presa. Davvero.
Lo ammetto ora.
E mi fa quasi paura.

Magia...




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29 dicembre 2006

Cara.

Scivolano rum, sigarette, ore insonni.
C'è poco studio, intorno. Qualche senso di colpa si accinge a farsi sentire.
Getto monete sul tavolo, dalla tovaglia quasi sempre rossa che ben si intona al mio vestito.
E, quando le monete non bastano più, mi alzo e vado via.
Non ho fortuna con le carte. Non vinco mai. E se vinco, perdo tutto subito dopo.
Qualche parola mi stringe le mani, forse la vita.
Io annego fra il fumo e l'essenza dell'alcool. O, forse, scappo con coscienza.
E se proprio devo innamorarmi, che arrivi chi sa trascinarmi nel vortice. Non chi ha paura di farlo, e mischia estrema tenerezza a delirio.
Alzo il bicchiere per brindare a me, e a quel che sarà di un sorriso che sta svanendo? Illusa.
Ma la felicità, quella sì, resta.

Cosa ho davanti, non riesco più a parlare
dimmi cosa ti piace, non riesco a capire, dove vorresti andare
vuoi andare a dormire.
Quanti capelli che hai, non si riesce a contare
sposta la bottiglia e lasciami guardare
se di tanti capelli, ci si può fidare.

Conosco un posto nel mio cuore
dove tira sempre il vento
per i tuoi pochi anni e per i miei che sono cento
non c'è niente da capire, basta sedersi ed ascoltare.
Perché ho scritto una canzone per ogni pentimento
e debbo stare attento a non cadere nel vino
o finir dentro ai tuoi occhi, se mi vieni più vicino...

La notte ha il suo profumo e puoi cascarci dentro
che non ti vede nessuno
ma per uno come me, poveretto, che voleva prenderti per mano
e cascare dentro un letto..
che pena...che nostalgia
non guardarti negli occhi e dirti un'altra bugia
A..Almeno non ti avessi incontrato
io che qui sto morendo e tu che mangi il gelato.

Tu corri dietro al vento e sembri una farfalla
e con quanto sentimento ti blocchi e guardi la mia spalla
se hai paura a andar lontano, puoi volarmi nella mano
ma so già cosa pensi, tu vorresti partire
come se andare lontano fosse uguale a morire
e non c'e' niente di strano ma non posso venire

Così come una farfalla ti sei alzata per scappare
ma ricorda che a quel muro ti avrei potuta inchiodare
se non fossi uscito fuori per provare anch'io a volare
e la notte cominciava a gelare la mia pelle
una notte madre che cercava di contare le sue stelle
io li sotto ero uno sputo e ho detto "OLE'" sono perduto.

La notte sta morendo
ed e' cretino cercare di fermare le lacrime ridendo
ma per uno come me l' ho gia detto
che voleva prenderti per mano e volare sopra un tetto.

Lontano si ferma un treno
ma che bella mattina, il cielo e' sereno
Buonanotte, anima mia
adesso spengo la luce e così sia

Lucio Dalla




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12 dicembre 2006

Dicembre amaro.

Non sono felice.
Ma nemmeno triste.
Sto. Sospesa.
La gente torna.
Con proposte che mettono dubbi.
Ma non riesco a dimenticare quel che eri, quel che hai fatto. Non ci riesco davvero.

Intanto spero. Per una persona che potrebbe non farcela.
Capitano cose assurde.
Che fanno capire cos'è l'impotenza.

La casa è addobbata.
Da due giorni.
Dell'albero di Natale mi sono accorta solo stamattina.
Sono distratta.
O, forse, solo disillusa.





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18 novembre 2006

Stanchezza positiva.

L'inverno non tocca ancora questa terra.
Il sole è caldo.
Sono nervosa.
L'esame è a breve, io - come sempre - sono indietro, che più indietro non si può.
Ho molte cose da fare, ma non voglio rinunciare ad una cornice che mi dà stimoli e mi fa sentire apprezzata. Adoro organizzare, partecipare, progettare.
Quindi preferisco farmi divorare dallo stress, ma sentirmi viva.




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13 novembre 2006

Voce del verbo ESSERE.

Sono attiva e propositiva.
Sono nuvola e sono cielo.
Sono donna e bambina, sono aria, sono palpabile.
Sono vista e sono olfatto.
Sono prepotenza e incombenza.
Sono dolcezza e pianto, sono mani e labbra.
Sono velluto e taftà.
Sono vento.
Sono rosso e sono bianco, sono nero, spesso ombra.
Sono sorriso e razionalità.
Sono confusione e idea.
Sono tanto e niente, sono tutto ciò che voglio.
Sono semplicemente me.
Sono, senza aggiunta di.





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12 novembre 2006

11 Novembre.

L'ho sempre detto che il vino mi fa male.
Ma ieri non si poteva eludere una tradizione ormai radicata.
Così c'ho preso gusto, e ho esagerato nella degustazione del preserata.
Arrivata in centro, ero su di giri.
Ridevo, parlavo, ridevo e parlavo.
E forse, un po', barcollavo.
Spumante e brindisi per il compleanno del quasi coinquilino. E un cuba libre, tanto per mischiare alcool e favorire la sbornia.
Poi è arrivato l'uomo non perfetto. E il fatto che mi guardasse più le labbra che gli occhi mi ha dato da pensare.
Ma l'ho liquidato in pochi minuti che, si sa, quando si hanno addosso più bicchieri, si ha voglia di socializzare con tanta gente.
M. mi ripropone il discorso del sabato precedente. Gli manco, ormai è certo.
La notte è proseguita in campagna, con altro vino, spaghetti e dolci.
Non ricordo quando son tornata a casa.

Al risveglio, però, ho analizzato due particolari omessi.
Per le sei ho preso appuntamento con l'uomo non perfetto.
Per stasera, con M.
Sono un divertente disastro.
Non riesco più a starmi dietro.




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11 novembre 2006

Nuove.

800 euro al mese, per dieci ore di lavoro al giorno, più i fine settimana da girovaga per la regione, mi sono sembrati pochi.
Quindi attendo che mi ricontattino per un part time.
Non sono con le mani in mano, comunque.
Lo studio non mi manca, e sarebbe ora di dedicare più tempo ai libri e alla tesi.
Ho raggiunto nuove consapevolezze. Niente specialistica, forse un master.
Non mi va più di accumulare nozioni, desidero il lato pratico.
E voglio lavorare in azienda, questo - ormai - è un dato certo.
Oppure scriverescriverescrivere.
Ho idee confuse, spero di far chiarezza durante l'inverno...

però sono distrattamente felice. Quanto basta.




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